La Cina banna tutte le criptovalute, ma poi ne stila una classifica.

La Repubblica Popolare Cinese, muovendosi a sorpresa, stipula una classifica dei migliori progetti legati al mondo delle criptovalute.

Ciò ha ovviamente lasciato sorpresi molti degli addetti ai lavori che sanno bene che la Cina e’ stato uno dei primissimi Paesi al mondo a mettere al bando le Criptomonete al proprio interno, mentre ora è il primo Paese a redigerne una classifica.

Passando alla notizia, a rendere la classifica ufficiale al mondo è stato cnLedger, popolare gestore di Twitter, che mostra la classifica per conto del “China Center for Information Industry Development” (CCID). Eric Zhao, il suo autore ha spiegato che questa apparente contraddizione interna Cinese è dovuta al fatto che gli esperti della “vecchia scuola” non hanno seguito il settore delle criptovalute così a lungo e in profondità per coglierne le caratteristiche tecnologiche assolutamente uniche. Mi permetto di aggiungere che, seppur in modo più o meno estremo, questo fenomeno abbracci un po’ tutti i Paesi del mondo odierno.
La classifica è stata redatta seguendo 3 criteri di valutazione:

  • TECNOLOGIA
  • APPLICAZIONE
  • INNOVAZIONE

Questa la classifica:

China Crypto Ranking

Nel trafiletto alla base della tabella possiamo trovare le posizioni dalla sedici alla ventotto.

La Cina, nascondendosi un po’ dietro al solito motto ormai conosciuto del “Blockchain forse, Cryptocurrency no”, sembra comunque aprire sempre di più alle criptovalute. Le conferme arrivano da vari elementi, come il fatto che molti brevetti di crittografia siano cinesi e che recentemente Straight Flush, una delle maggiori applicazioni cinesi di compravendita dell’azionariato, abbia attivato la funzione per mostrare il prezzo delle criptovalute.

Queste mosse vanno ad aggiungersi alla già semi-ufficializzata intenzione di implementare con tecnologie blockchain lo Stato e alla fiorentissima crescita del comparto cinese del gaming tramite tecnologie basate su token e blockchain.

L’impressione è che a livello mondiale si stia dipanando un classico scenario del tipo “o sul treno o sotto al treno”. Una situazione per la quale nessuno, per quanto grande e potente, possa fare la voce grossa sulla tecnologia blockchain, che è di per sé decentralizzata. L’eccessiva ostilità nei confronti della blockchain, infatti, rischierebbe di relegare chiunque la rifiuti a ruolo di chi viaggia ancora in carrozza nel 2018.

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